
February 14, 2008
“Incubi e sogni di sette giovani nella metropoli”, La Repubblica
Ana Garcés Kiley - “Nightmares & Dreamscapes”, Alberto Peola Gallery, Turin
By OLGA GAMBARI - La Mostra. Ombretta Agrò Andruff porta da Alberto Peola (via dalla Rocca 29, info 011/8124460, fino al 22 marzo) sette artisti newyorchesi, giovani di origini diverse che vivono da qualche anno in quel cuore degli Stati Uniti, dove più vicina è l’Europa. Nella loro diversità stilistica e d’ immaginario parlano di sogni e incubi del nostro contemporaneità, “Nightmares & Dreamscapes” come dice il titolo. I loro racconti pittorici presentano città e uomini, natura e interni.
La russa Dasha Shishkin disegna a biro affollate scenette di ambiente borghese, con citazioni da illustrazioni settecentesche, piene di cose e persone, leziose quando spiazzanti in alcuni dettagli. A sprazzi ci sono macchie di acquerello.
Disegno espressionista metropolitano Zachary Clement, da Brooklin, che è vissuto tre mesia Torino estratifica cera, carta e colore in ritratti di ragazzi alienati, deformi nella loro disperazione quasi astratta.
Poi le delicate storie d’amore della colombiana Ana Garcés Kiley, dipinte su velo intelato con un’anima in plexiglass. Coppie avvinte in abbracci però crudeli, con parti che rivelano lo scheletro, membra con la texture di mille mosche e colature di rosso. La caducità effimera dell’amore si rispecchia in quella vita.
Bradley Castellanos, invece, prima fotografa i suoi soggetti, poi li intaglia e dipinge con resine
e colori. L’ effetto è di inquietante mistero, con una superficie accattivante che si dimostra però mobile e mutimediale, inafferrabile nel suo cambio di stato tra realismo e illusione.
Inquietudine che anima anche le composizioni di John Grande, in primo piano modelle rigide e dal formalismo decco, dietro catastrofi, stessa atmosfera impassibile e manierismo, un ritratto
della nostra disattenzione e catatonicità acritica.
I piccoli lavori di Jonathan Podwill non si afferrano perché hanno uno sguardo pittorico sfocato, interni cupi, una macchina che evoca l’omicidio di John Kennedy.
Un’insicurezza che Jeffrey Beebe legge con ironia grafica nei suoi disegni simbolici, enigmi intelligenti e dinamici, che vien voglia di inseguire.
Sopra opera di Jeffrey Beebe, Cadine, 2007, cm.103,7×80, acquarello, inchiostro, grafite e collage su carta.